Di corsa al lavoro: il running to work si diffonde a grandi falcate

Conciliare l’attività sportiva con il lavoro e la gestione familiare è un problema contemporaneo sempre più diffuso. Come affrontarlo? Per molti lavoratori, soprattutto del Nord Europa, una soluzione innovativa sembra essere il Running to Work ovvero andare al lavoro correndo.

Questa pratica permette infatti di sfruttare il percorso da casa al lavoro per fare sport e vivere la città in maniera più sana risparmiando sui costi degli spostamenti.

Si tratta di un fenomeno in crescita i cui dati sono stati recentemente pubblicati da Strava, un’app di monitoraggio delle attività sportive che tiene conto di attività podistiche e ciclistiche.

In una città come Londra sta diventando un’abitudine frequente: durante le ore di punta è infatti facile notare uomini e donne di tutte le età che corrono con uno zaino in spalla.

Secondo lo studio, nel 2018 in Gran Bretagna i runner pendolari sono cresciuti di oltre il 50% arrivando a un totale di 45.316 corse alla settimana. Il dato delle corse è ancora contenuto rispetto ai 253.000 percorsi casa-lavoro settimanali fatti in bicicletta, ma sta aumentano ad un ritmo molto più sostenuto rispetto ai viaggi su due ruote.

Questo trend ha raggiunto la massima popolarità nella capitale inglese, eletta regina mondiale dei commuter runners, seguita da Amsterdam e Parigi. Allargando l’orizzonte, questa pratica sta riscuotendo un notevole successo anche a New York, Sidney, San Francisco, Los Angeles, San Paolo, Barcellona e Melbourne.
 
Negli ultimi anni sono nati numerosi siti e blog che raccolgono esperienze e diffondono consigli per diventare un running commuter. Secondo queste testimonianze presenti sul web i motivi per cui si diventa pendolari della corsa sono svariati: i racconti parlano di motivi di salute, della necessità di diminuire lo stress derivante dal traffico e dalla ricerca del parcheggio, della voglia di diminuire il tempo dedicato agli spostamenti, della possibilità di contenere i costi dedicati agli abbonamenti dei mezzi pubblici o alla gestione di un’auto privata. Non ultima la consapevolezza dell’impatto ambientale derivante dalle proprie abitudini di vita e di spostamento.
La voce di chi ha scelto di arrivare al lavoro correndo sostiene che si tratta di un’attività che non richiede un grande impegno in termini di tempo e di energie ma che ripaga il lavoratore con un netto miglioramento della qualità della vita.

L’Italia ad oggi non figura nella classifica dei Paesi dove il Running to Work si sta sviluppando con maggiore forza. Analizzando i dati raccolti dallo studio di Strava, una possibile spiegazione per l’assenza italiana sembra risiedere nell’inferiore dotazione dei luoghi di lavoro italiani di spogliatoi e docce, strutture semplici ma importanti per incentivare questa pratica tra i lavoratori.

Nelle città più impegnate sul tema della mobilità, il running to work si sta configurando come un’idea innovativa che si integra facilmente con le altre politiche aziendali e che richiede un investimento che può essere condiviso con le azioni per incentivare gli spostamenti in bicicletta.

Gli esempi nel mondo si stanno diffondendo, perché non approfondire anche in Italia le possibilità di questa nuova frontiera della mobilità sostenibile aziendale?